Lasciar Andare e Accettare

Due Fondamenti della Pratica di Consapevolezza

Lasciar Andare

Si dice che in India vi sia un sistema particolarmente astuto per catturare le scimmie. Il cacciatore fa un buco in un guscio di noce di cocco, abbastanza grande da lasciare appena passare la mano della scimmia. Poi fa due buchi più piccoli, vi fa passare una corda e fissa la noce di cocco alla base di una palma. Dentro alla noce di cocco mette una banana. La scimmia scende dall’albero, infila la mano nel guscio e afferra la banana. La dimensione del buco è tale che la mano aperta della scimmia ci passa, ma il pugno chiuso no. Alla scimmia per liberarsi, basterebbe lasciare andare la banana. Ma, se dobbiamo credere al racconto, sembra che la maggior parte delle scimmie non reisca a farlo.

Spesso la nostra mente resta intrappolata nello stesso modo, malgrado tutta la nostra intelligenza. Perciò coltivare il non attaccamento, la capacità di lasciar andare, è fondamentale per la pratica della consapevolezza. Quando cominciamo a fare attenzione alla nostra esperienza interna, ben presto scopriamo che ci sono pensieri, sentimenti e situazioni che la mente vuole trattenere. Se sono piacevoli, cerchiamo di prolungare questi pensieri, sentimenti e situazioni o di rievocarli continuamente.

Analogamente, ci sono pensieri, sentimenti ed esperienze che cerchiamo di evitare, da cui vogliamo proteggerci perché sono spiacevoli, dolorosi o spaventosi.

Nella pratica di meditazione, mettiamo deliberatamente da parte la tendenza della mente ad attaccarsi a certi aspetti della nostra esperienza e a respingerne altri. Lasciamo invece che l’esperienza sia quello che è e la osserviamo istante per istante. Il non attaccamento, il lasciar andare, è una forma di accettazione delle cose così come sono.

Se una cosa ha una presa tanto forte sulla nostra mente che ci è difficile lasciarla andare, possiamo dirigere l’attenzione sulla sensazione del “trattenere”. Trattenere è l’opposto di lasciar andare. Così facendo, possiamo imparare molte cose sui nostri attaccamenti e sul loro effetto nella nostra vita, e anche sull’effetto dei momenti in cui finalmente lasciamo andare.

Accettazione

Accettazione significa vedere le cose così come sono nel momento presente. Se hai mal di testa, accetta che hai mal di testa. Se pesi qualche chilo in più di quanto vorresti, accettalo come una descrizione dello stato attuale del tuo corpo. Prima o poi è inevitabile accettare che le cose sono così come sono; anche quando si tratta di una diagnosi di cancro o della morte di una persona amata.

Spesso arriviamo all’accettazione solo dopo aver attraversato periodi emozionalmente carichi di rimozione e di rabbia. Questi passaggi sono fasi naturali del cammino verso l’accettazione e fanno parte del processo di guarigione. Di fatto la mia definizione di guarigione è accettare che le cose così come sono.

Ma, lasciando da parte per ora le grandi calamità della vita, per le ferite la cui guarigione richiede di solito parecchio tempo, nella vita di ogni giorno spesso sprechiamo una gran quantità di energia nel negare e resistere a ciò che già di fatto è. Cercando di forzare le situazioni ad essere come vorremmo che fossero creiamo solo ulteriori tensioni che ostacolano il cambiamento positivo. Per esempio, se ti senti grasso e il tuo corpo non ti piace, non serve a nulla posporre l’amarti e il piacerti a quando avrai il peso che pensi di dover avere. Ogni cambiamento passa in primo luogo attraverso l’accettazione di te stesso così come sei. Accettazione non significa che deve piacerti tutto o che devi assumere un atteggiamento passivo verso tutto e rinunciare ai tuoi principi e ai tuoi valori. L’accettazione di cui parliamo, non è rassegnazione. Significa che prima o poi dovrai renderti disponibile a vedere le cose così come sono. E’ l’atteggiamento che pone i presupposti per un’azione appropriata nella tua vita, qualsiasi cosa stia succedendo. E’ molto più facile agire con convinzione ed efficacia quando abbiamo una chiara immagine di come stanno le cose, che quando la nostra visione è velata da giudizi e desideri, timori e pregiudizi.

Nella pratica di meditazione non cerchiamo di sovrapporre all’esperienza le nostre idee su cosa “dovremmo” sentire, pensare o vedere, bensì restiamo ricettivi a ciò che sentiamo, pensiamo e vediamo in questo momento. Di una cosa possiamo essere certi: che ciò che è oggetto della nostra attenzione in questo momento cambierà, offrendoci l’occasione di coltivare l’accettazione di ciò che si presenterà nel momento successivo.

“Vivere Momento per Momento, J.K. Zinn, 1990”

Leave a Reply